ACHTUNG binational BABIES! Jugendamt tedesco – scandali – bambini – business

IL PATTO SOCIALE - 18/05/2015

E’ ormai impossibile tenere separati questi concetti. Gli scandali attorno allo Jugendamt (Amministrazione per la Gioventù) e con lo Jugendamt come protagonista si susseguono in Germania. I media tedeschi ne parlano poco, ma ogni tanto, quando i fatti sono macroscopici, essi diventano oggetto di reportage dei telegiornali.

I nostri media non ne parlano, non parlano neppure degli scandali più estesi e perseguono nel presentarci soprattutto la “faccia pulita” della Germania, indicandola agli italiani come il nuovo Eldorado e come la meta da scegliere per cercare – e soprattutto trovare – un lavoro. A noi invece sta a cuore l’informazione, quanto più possibile completa e per questo continuiamo a rendere noto, con questa rubrica dedicata, ciò che è alla luce del sole ma che, anche per via della barriera linguistica, resta ignoto troppo spesso.

La settimana scorsa i telegiornali tedeschi hanno informato sugli sviluppi della vicenda relativa ad uno Jugendamt, quello di Gelsenkirchen, che inviava i ragazzini in Ungheria per percorsi pedagogici che mai si realizzavano. Peggio, i ragazzini si trovavano in una sorta di posteggio, dove non andavano neppure a scuola e ricevevano solo 3-4 ore di lezione alla settimana attraverso un istituto di formazione a distanza. Il resto del tempo venivano impiegati come manodopera gratuita. Sappiamo che questo succede da anni e con mete in paesi diversi, dalla Namibia alla Siberia. Secondo l’emittente WDR al momento e provenienti dal solo Bundesland della Renania Settentrionale-Vestfalia (Nordrhein-Westfalen) si trovano almeno 247 bambini e ragazzi all’estero, sia in Europa che al di fuori. Ricordiamoci che i Bundesländer sono 16 e che con una approssimazione al ribasso, stiamo parlando di almeno 3200 tra bambini e ragazzini dei circa 40.000 che ogni anno vengono sottratti alle famiglie. (http://www.rp-online.de/nrw/panorama/gelsenkirchen-jugendamt-interne-mail-belastet-alfons-wissmann-schwer-aid-1.5078454)

Il “vantaggio” di questi trasferimenti è che così ci si sbarazza di ragazzini problematici, ma ci si sbarazza anche, quando i ragazzini problematici non sono e vorrebbero soltanto rientrare in famiglia, di genitori troppo decisi nel pretendere la restituzione dei figli. In questo modo si taglia di netto il contatto con la famiglia d’origine che spesso non sa neppure dove sia stato mandato suo figlio. La contropartita è forse ancora più interessante: il prezzo pagato per la permanenza di un minore in istituto (o casa-famiglia) è dai 170 ai 400 euro al giorno, in quei paesi dove il costo della vita è decisamente inferiore, il margine di guadagno supplementare è enorme, soprattutto se si considera che la scusa del percorso pedagogico specifico permette alle varie associazioni tedesche di tutela per l’infanzia (tutte legate in diversa misura allo Jugendamt) di presentare progetti finanziati dall’Unione europea incassando così milioni di euro,  cifre ingentissime che dunque paghiamo anche noi Italiani.

Ciò che ha reso impossibile nascondere questo business nel caso di Gelsenkirchen con l’Ungheria è che i due direttori dello Jugendamt di Gelsenkirchen erano contemporaneamente membri del consiglio di amministrazione del Kinderschutzbund, l’Agenzia tedesca di protezione dell’infanzia strettamente collegata e dipendente dallo Jugendamt (già questo dovrebbe apparire un po’ strano), ma erano anche, sempre contemporaneamente, fondatori dell’Istituto in Ungheria che incassava ogni mese dai 5.000 agli 8.000 euro per ragazzo. Un paio di mele marce subito rimosse? Questo è quello che i Tedeschi vogliono far credere e che gli Italiani, prima ancora dei Tedeschi, amano credere. Sentiamo infatti spesso ripetere “almeno in Germania li licenziano subito, i corrotti vengono rimossi immediatamente e poi sono veramente pochi”. Così non è. Ai due direttori era già stato chiesto di ritirarsi dal business dell’istituto in Ungheria e loro infatti avevano subito ceduto le quote. L’uno alla moglie, l’altro al fratello! Ma nessuno ha mai verificato.

Il servizio del telegiornale tedesco al quale ci riferiamo esordisce parlando di “un solo” responsabile della ruberia, ma si contraddice nel ricostruire la vicenda e ci svela che addirittura non era solo lo Jugendamt di Gelsenkirchen ad essere coinvolto, ma anche quello di Gladbeck e anche i responsabili di un istituto tedesco dal quale i ragazzini transitavano prima di essere mandati in Ungheria, il St. Joseph. La giornalista, che aveva esordito parlando di un unico responsabile per tutto, finisce per ammettere che “molti sapevano e hanno partecipato” (estratto del reportage con sottotitoli in italiano: https://youtu.be/G5rxLj_fyfM). Non dimentichiamo che pochi giorni prima, un’altra emittente tedesca aveva svelato i conflitti di interesse e gli incassi ingenti in una vicenda praticamente identica, ma facente capo ad un altro Jugendamt, quello di Dorsten.

La vera domanda, quella che pochi osano porre, è in realtà una sola: che tipo di interesse del bambino persegue lo Jugendamt? Siamo sicuri che i genitori ai quali vengono tolti i bambini siano veramente genitori non idonei?

Marinella Colombo
Membro della European Press Federation
Responsabile dello « Sportello Jugendamt » dell’associazione C.S.IN. Onlus
Membro dell’associazione Enfants otages